Moderatamente vittime

Non vorrebbero, ma un po’ vittime sanno di esserlo Pier Ferdinando Casini e Luca Cordero di Montezemolo (LCdM): il Partito democratico asciuga il centro, e non solo nei sondaggi ben lontani ormai dalle cifre tonde circolate alcuni mesi fa. Il Pd delle primarie, dove declina Nichi Vendola e sorge Matteo Renzi, dove il vincitore Pier Luigi Bersani si scrolla di dosso un po’ di polvere socialista e invita le anime più liberali del suo partito a entrare “nello squadrone”, ritorna a piacere ai movimenti todino-cattolici e rischia di svuotare ogni ipotesi neodemocristiana.
5 AGO 20
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Roma. Non vorrebbero, ma un po’ vittime sanno di esserlo Pier Ferdinando Casini e Luca Cordero di Montezemolo (LCdM): il Partito democratico asciuga il centro, e non solo nei sondaggi ben lontani ormai dalle cifre tonde circolate alcuni mesi fa. Il Pd delle primarie, dove declina Nichi Vendola e sorge Matteo Renzi, dove il vincitore Pier Luigi Bersani si scrolla di dosso un po’ di polvere socialista e invita le anime più liberali del suo partito a entrare “nello squadrone”, ritorna a piacere ai movimenti todino-cattolici e rischia di svuotare ogni ipotesi neodemocristiana. Dalle parti di Casini e Montezemolo sentono arrivare un’Opa ostile da sinistra. Il Pd torna improvvisamente attrattivo per le Acli, il loro presidente Andrea Olivero, e anche, un po’, per il ministro Andrea Riccardi, il fondatore di Sant’Egidio (prossimo candidato sindaco a Roma, con il centrosinistra?) che pure con LCdM ha condiviso l’idea di quella “lista Monti” che, ancora orba di Mario Monti, tuttavia non decolla.
“Se Bersani insiste nella linea che ha preso, se saprà anche coinvolgere Renzi, e se Renzi non farà lo sdegnoso, allora noi il centro lo conquistiamo, e vinciamo bene anche le elezioni”, dice al Foglio Giorgio Tonini, senatore cattolico del Pd. Per il Partito democratico, e per il suo segretario e candidato premier Bersani, il centro non è un’ossessione ombelicale ma un’opportunità per sfondare nell’elettorato: l’ultimo sondaggio conferma il Pd poco sopra il 30 per cento, non accadeva da anni. Ma, insiste Tonini, “bisogna far capire bene che non siamo il partito della spesa, ma della responsabilità. Bisogna far capire che, pur con la nostra personalità, siamo anche capaci di farci interpreti dell’agenda di Monti e di quel genere di politica riformista”.
Dalle parti di Montezemolo e Casini si addensano dunque dense nubi cariche di ingognite, tira un’aria di profonda preoccupazione alleviata soltanto dall’idea che “nel Pd i socialdemocratici alla Stefano Fassina resisteranno e ci terranno su”. Come ha scritto ieri il sito di ItaliaFutura: “La proposta di Bersani si è definita in modo netto in termini di leadership e geografia politica con un baricentro molto più spostato a sinistra rispetto al progetto originario del Partito democratico”. Forse era vero prima, forse non è più così vero.
Insomma, un po’ traballa la costellazione montiana, quel mondo cui il premier Monti continua a non offrire alcun endorsement ufficiale: Casini non lega con LCdM e i gruppi cattolici lasciano intendere di poter tornare verso i lidi del centrosinistra di Bersani (e Renzi), d’altra parte non c’è un solo ex presidente delle Acli che oggi non ruoti attorno alla galassia democrat. L’ipotesi lanciata con la convention di Riccardi e Montezemolo del 17 novembre scorso a Roma, “Verso la Terza Repubblica”, rischia una prematura disarticolazione e solo l’associazione montezemoliana ItaliaFutura, con le associazioni laiche e liberali come Zero positivo, tengono duro intorno all’idea di essere “alternativi” sia al centrodestra (forse ancora berlusconizzato) sia al centrosinistra che pure si arricchisce di nuovi affluenti e si trasforma in un polo attrattivo, concorrenziale.